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Volontari rinviati a giudizio per omicidio colposo: le dichiarazioni del Presidente Corsinovi Stampa E-mail
Scritto da Redazione Toscana   
Giovedì 05 Febbraio 2015 14:29
Riportiamo l’intervista al Presidente Corsinovi – pubblicata oggi su La Nazione- Firenze – in seguito al rinvio a giudizio per omicidio colposo di tre volontari della Croce Rossa nel caso Magherini.
 
 
Come si sente un volontario che legge sul giornale che tre dei suoi colleghi finiranno a processo per omicidio colposo?
“Nel nostro ambiente c’è una grandissima preoccupazione., ho ricevuto  decine di telefonate di volontari e presidenti. In queste situazioni ci troviamo tutti i giorni, noi siamo il primo avamposto davanti a una crisi di nervi, ad un’agitazione o a banali patologie. Chi fa volontariato dà tanto  del proprio sia in termini di impegno, formazione, orari, disponibilità e ritrovarsi in situazioni che possono portare a conseguenze sotto il profilo legale stride e desta grande, grande preoccupazione”.
 
C’è una soluzione?
“Vorrei affrontare l’aspetto all’interno di una giornata di studio, dove si metta in luce che l’impegno di un volontario non strida con le disposizioni di legge. Evidentemente va trovata la giusta misura: chi in contesti particolari è chiamato a intervenire, spesso anche prima di figure professionali come auto mediche o ambulanze infermieristiche, ma anche delle forze dell’ordine, si trova a fronteggiare situazioni di una certa complessità per le quali è formato, ma sotto il profilo sanitario. Al tempo stesso, in questi contesti, vengono compiute manovre o atti che non dovrebbero competere.
Capita anche di gestire persone sotto l’effetto di alcol o stupefacenti: per evitare conseguenze ci devono dire quali sono le regole d’ingaggio per i nostri volontari. Dal canto nostro, se necessario, siamo disponibili ad elevare anche la nostra preparazione”.
 
Anche perché al processo ci sono volontari della Croce Rossa ma sarebbe potuto capitare a chiunque…
“Al direttore regionale della CRI ho espresso tutta la mia vicinanza e la mia solidarietà. Stavolta il colore della divisa non conta e davvero in questa situazione avrebbero potuto esserci anche i nostri volontari”.
 
E se adesso un volontario le dicesse “io mollo, non me la sento più”, cosa gli direbbe per fargli cambiare idea?
“Gli risponderei: coraggio, il nostro impegno ha superato tante difficoltà, cercheremo di superare anche questa. Chiederemo un incontro anche con il Procuratore capo affinché dia anche un consiglio ai nostri volontari, gente semplice che dà del proprio per il bene degli altri. Non chiediamo l’impunità, ma vogliamo solo chiedere quale è il corretto modus operandi di un operatore non professionista, ma abilitato ad intervenire, che vuol fare assistenza nel modo giusto e corretto”.
 
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