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Trasporto Sanitario: l'intervento al convegno organizzato dall’UDC il 16 marzo 2009 presso la Regione Toscana di Alberto Corsinovi Stampa E-mail
Scritto da WebMaster Gabriele   
Mercoledì 25 Marzo 2009 21:49
"Prospettive per le attività di soccorso e di trasporto sanitario in Toscana": era questo il tema del convegno organizzato n consiglio regionale dall'Udc a cui ha partecipato Alberto Corsinovi, vice-presidente della Conferenza Regionale Toscana delle Misericordie. Qui di seguito il suo intervento:

Ringrazio Marco Carraresi per questo significativo convegno sull’attività di soccorso e trasporto sanitario in Toscana che interessa la gran parte del volontariato socio-sanitario della nostra regione, capillarmente presente sul territorio regionale con circa seicento (600) presidi che rappresentano un inestimabile patrimonio di aggregazione e sicurezza sociale che non ha uguali nelle altre regioni e che, evidentemente, concorre al mantenimento di un sistema sanitario extra-ospedaliero davvero unico.
Dopo le note problematiche derivanti dalla sentenza della Corte di Giustizia europea, abbiamo cominciato a valutare e riflettere sulla proposta dell’assessore regionale al diritto alla salute Enrico Rossi circa la percorribilità della emanazione di una legge regionale per consentire lo svolgimento dei tradizionali servizi di trasporto sanitario da parte delle organizzazioni di volontariato, così come fino ad oggi è avvenuto.
E mentre ci si prepara ad aprire il confronto tra OO.VV. e C R I, da una parte, e regione Toscana, dall’altra, sulla possibile nuova legge, ritengo opportuno indicare alcune questioni e domande alle quali è necessario dare risposte in via pregiudiziale e preliminare.
In sostanza si tratta di questo: qual è il sistema di emergenza-urgenza a cui tende la regione Toscana? Qualunque sia la risposta, è evidente che la declinazione di essa ci può portare a ipotizzare i più svariati, e diversi tra loro, sistemi di emergenza-urgenza i quali non sono tutti compatibili con l’utilizzo del volontariato.
Altra questione è quella del contenuto della legge o meglio della tipologia dei servizi di trasporto sanitario da ricomprendere nella legge. A mio parere, salvo poi dettagliare alcune ipotesi o casistiche “di confine”, nella legge deve necessariamente essere ricompreso tutto il trasporto sanitario rivolto alla persona in via diretta e cioè l’emergenza e l’urgenza, il barellato e/o tutti coloro che risultano intrasportabili con altri mezzi sia per che dagli ospedali o altri luoghi di cura.
Fuori dalla legge rimarrebbero cioè tutti i cosiddetti trasporti socio-sanitari (fatti per lo più con le autovetture) per i quali dovrebbe comunque ricercarsi la soluzione per continuare a svolgerli.
Altro aspetto da valutare è poi il ruolo del volontariato e cioè il rapporto tra i nostri fratelli e sorelle ed “il sistema” che deve essere di assoluta parità per poter continuare ad assicurare quella straordinaria sinergia tra componenti laiche volontarie e componente professionale pubblica che ha premesso di mantenere fino ad oggi un sistema di trasporto sanitario, sia di emergenza-urgenza sia ordinario, completamente gratuito per la collettività.
A questo proposito ritengo che sia assolutamente da contrastare il tentativo, neanche troppo nascosto, di considerare il volontariato come una componente secondaria, quasi accessoria e subordinata alla componente professionale pubblica che è certamente importante ma non può considerarsi “superiore”.
Altro pericolo da evitare è quello della “pubblicizzazione” delle associazioni di volontariato e dei singoli volontari che non possono essere assoggettati a “status” completamente incompatibili con il proprio DNA, che li renderebbe un surrogato piuttosto che “un valore aggiunto” e parte integrante del sistema di emergenza-urgenza territoriale e del trasporto sanitario in genere. In altre parole noi non possiamo essere una proiezione o un distaccamento del 118 o, peggio ancora, “il personale del 118”come, purtroppo, sempre più spesso veniamo indicati dai mass-media e dai mezzi di comunicazione. Noi siamo stati altro, siamo altro e dobbiamo continuare ad essere altro!!! Siamo uomini e donne, per l’appunto i fratelli e le sorelle, che, fondando il proprio agire nel Vangelo, da oltre sette secoli e mezzo servono il fratello sofferente e chi è nel bisogno attraverso i tradizionali o innovativi servizi “di carità”.
È per questo che nella stesura della nuova legge regionale dovranno essere certamente salvaguardati i seguenti principi:
  • la formazione, secondo un piano formativo concordato ed anche verificato dalla regione, e non più dalle singole ASL, dovrà essere svolta, all’interno delle nostre sedi, da formatori della nostra struttura regionale;
  • deve essere fatta salva, nella sua interezza, l’autonomia organizzativa delle nostre associazioni;
  • deve essere confermata la importanza della allocazione dei nostri equipaggi, e dell’eventuale figura professionale, presso le nostre sedi associative;
  • dovrà essere previamente concordata, tra OO.VV., C R I e regione, la operatività dell’intero sistema sulla base di protocolli operativi condivisi e non imposti , quasi come ordini di servizio, i cui destinatari possono essere altri e non certamente i nostri volontari;
  • dovrà essere difeso il mantenimento dei nostri simboli e delle nostre divise che sono l’esteriorizzazione dei nostri principi tradizionali, della nostra identità, idealità e del nostro fondamentale radicamento nelle comunità di cui siamo espressione;
  • infine dovrà esserci riconosciuto un adeguato rimborso dei costi sostenuti per lo svolgimento di questi servizi, costi che sono senz’altro di gran lunga inferiori a quelli che la regione dovrebbe sostenere con lo svolgimento degli stessi in via diretta .
Con queste aspettative e queste richieste mi accingo alla trattativa con la regione toscana con la consapevolezza delle difficoltà ma anche certo di dover sostenere e mantenere, attraverso il mio modesto servizio, un patrimonio secolare di carità e solidarietà che non ha uguali nel mondo.

Alberto Corsinovi
 
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